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SVILUPPO MORALE

Di Federica

Lo sviluppo morale implica dei cambiamenti nei pensieri, nei sentimenti, nei comportamenti che riguardano il principio di giusto e sbagliato.

Gli studiosi hanno cercato di rispondere a una serie di quesiti per indagare sul concetto di “morale”:

  1. Come ragionano e cosa pensano gli individui rispetto alle decisioni morali?
  2. Come si comportano realmente le persone in circostanze morali?
  3. Come si sentono gli individui rispetto alle questioni morali?
  4. Cosa caratterizza una personalità morale?

Possiamo iniziare con il dire che esistono due dimensioni dello sviluppo morale:

  • Intrapersonale: regola le azioni di un individuo quando egli non è impegnato in interazioni sociali;
  • Interpersonale: regola le interazioni sociali e arbitra i conflitti.

Jean Piaget

Piaget ha studiato il modo di pensare dei bambini rispetto alle questioni morali, tramite un imponente lavoro di osservazione e di interviste sottoposte a soggetti di età tra 4-12 anni. Egli osservava i bambini mentre erano impegnati nel gioco delle biglie, per capire come usavano le regole del gioco e cosa ne pensavano. Inoltre, poneva ai bambini delle domande su questioni etiche: furti, bugie, punizioni, giustizia, etc.

Arrivò così alla concluse che i bambini, nel costruire la loro idea di moralità, attraversano due distinti stadi, che chiamò moralità eteronoma e moralità autonoma.

Stadi dello sviluppo morale

Primo stadio (4-7 anni): i bambini mostrano una moralità eteronoma, ossia pensano che la giustizia e le regole siano proprietà immutabili del mondo, decise da autorità potenti su cui le persone non hanno controllo. Per questo, quando si propone loro di cambiare, ad esempio, alcune regole di un gioco, tendono a opporre resistenza. Giudicano la correttezza di un comportamento considerando solo le sue conseguenze e trascurando le intenzioni di chi lo ha messo in atto. Quindi, considerano più grave rompere 12 tazze accidentalmente che romperne una intenzionalmente. Il moralista eteronomo crede nella giustizia immanente, il concetto che se si trasgredisce una regola, viene immediatamente e inevitabilmente assegnata una punizione. Ciò implica, tra l’altro, il credere che se un evento sfortunato colpisce qualcuno, ciò accade per via di qualche trasgressione fatta dalla persona.

Fase di transizione (7-10 anni): si ha un periodo di “transizione” in cui i bambini mostrano alcune caratteristiche del pensiero morale tipico del primo stadio ed altre tipiche del secondo stadio.

Secondo stadio (dai 10 anni): i bambini rivelano una moralità autonoma, ossia diventano consapevoli del fatto che le regole e le leggi sono create dalle persone e quindi sono delle convenzioni utili soggette a cambiamenti. Nel giudicare un’azione, tengono in considerazione sia le intenzioni di chi la compie sia le conseguenze dell’azione stessa. I moralisti autonomi non credono alla giustizia immanente: riconoscono che la punizione arriva soltanto se qualcuno ha visto l’infrazione e che, anche in quel caso, la pena non è inevitabile.

Per capire in che stadio di sviluppo si trovino i bambini rispetto alla moralità, un modo simpatico è quello di utilizzare le cosiddette storie sul comportamento morale.

Esempio: prendete il bambino e raccontate questa favola divisa in due parti e seguita da delle domande:

“C’era una volta una bambina che si chiamava Maria. La mamma di Maria era una sarta. Un giorno Maria voleva fare una bella sorpresa alla mamma e tagliarle un lavoro. Però siccome non sapeva servirsi delle forbici, ha fatto un grosso buco nel suo vestito”.

“Una bambina che si chiamava Margherita è andata a cercare le forbici della sua mamma, un giorno che la mamma era partita. Si è divertita un momento con queste forbici ma, siccome non sapeva usarle bene, ha fatto un buchino piccolino nel suo vestito”.

Questo tipo di storia è seguita da dei quesiti: le bambine sono state tutte due monelle nello stesso modo? Oppure una è stata più monella dell’altra e perché?

Il bambino con moralità eteronoma (ossia una moralità basata non sul giudizio rispetto all’intenzione ma sull’apparenza del dato percettivo del danno) dirà che è stata più monella Maria perché si è fatta un buco più grande.

Bambino con moralità autonoma invece, risponderà che è stata più monella Margherita perché voleva giocare con le forbici mentre Maria l’ha fatto perché voleva fare un regalo alla mamma. Quindi sanno andare oltre la grandezza del danno e considerare l’intenzione, buona o cattiva che sia.

Altre prove per valutare lo sviluppo del giudizio morale sono ad esempio la storia del furto:

“Giuseppe ha un amico, Davide, che allevava un uccellino in gabbia. Giuseppe pensava che l’uccellino fosse infelice e chiedeva sempre al suo amico Davide di lasciarlo libero. Ma l’amico non voleva. Un giorno che l’amico Davide non c’era, Giuseppe ha preso l’uccellino dalla gabbia e l’ha fatto volare via”.

“Un bambino di nome Francesco ha preso le caramelle un giorno che la sua mamma era uscita e le ha mangiate di nascosto”

Anche questo tipo di storia è seguita da quesiti come: quale dei bambini è più cattivo e perché?

Il bambino con moralità eteronoma considera la gravità del danno e risponderà che ha fatto una cosa più grave Giuseppe. Un bambino che ha già maturato una moralità autonoma darà peso al fatto che Giuseppe voleva alleviare la sofferenza dell’uccellino e quindi l’ha liberato provocando dispiacere nell’amico ma l’ha fatto a fin di bene quindi legge le intenzioni.

Esempio di storia della bugia:

“Un bambino di nome Fabio non conosceva bene il nome delle strade e non sapeva bene dov’era Via Roma. Un giorno un signore lo ferma per strada e gli chiede “Dov’è Via Roma?” Fabio ha risposto “Credo sia là”, ma non era là. Il signore si è perso completamente e non ha potuto trovare la casa che cercava”.

“Un bambino di nome Luca conosceva bene il nome delle strade. Un giorno un signore gli chiede “Dov’è Via Roma?” Luca ha voluto fargli un bruto scherzo e gli ha detto “è la”, indicandogli apposta una via sbagliato. Però il signore non si è perso e poi ha potuto ritrovare la casa”.

Questo tipo di storia è seguita da quesiti come: quale dei bambini è più cattivo e perché?

Il bambino con moralità eteronoma guarderà le conseguenze ossia il fatto che il signore si è perso e non che Fabio non ha fatto apposta il fatto di dare l’indicazione sbagliata e quindi è più monello Fabio, perché il signore che ha chiesto l’indicazione a Luca non si è perso nonostante Luca gli abbia dato apposta l’indicazione sbagliata.

Il bambino con moralità autonoma sostiene che Luca l’ha fatto apposta quindi poteva far perdere il signore, mentre Fabio non lo sapeva, ha solo detto “credo che sia là” e poi è stato il signore a seguire quell’indicazione che poi si è rivelata sbagliata.

Conclusioni

Piaget collega i cambiamenti relativi al pensiero morale alla maturazione del pensiero del bambino che riguarda le questioni sociali.I progressi nella comprensione sociale avvengono grazie al dare e al ricevere reciproco nelle relazioni tra pari e non tra adulto e bambino.

Nel gruppo dei pari, tutti hanno potere e status simili, per cui è possibile la negoziazione.

Al contrario, nella relazione asimmetrica genitori-bambino, in cui l’adulto ha potere e il bambino no, è meno probabile che ci siano progressi nel ragionamento morale, poiché le regole sono spesso imposte in maniera autoritaria.

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