I bambini mostrano un forte interesse per il mondo sociale e sono motivati sin da subito a orientarsi verso gli altri e a conoscerli. Infatti, i neonati fissano intensamente i volti e sono richiamati dal suono della voce umana, in particolare da quella dei loro caregiver.
Più tardi nel corso del loro sviluppo, i bambini iniziano a interpretare il significato delle espressioni facciali.
Già nel primo anno di vita, i bambini percepiscono le azioni altrui come motivate intenzionalmente e dirette a uno scopo, e manifestano il desiderio di condividere e partecipare a questa intenzionalità nel corso di scambi sociali.
I bambini hanno a disposizione una varietà di gesti comunicativi di cui avvalersi per trasmettere la propria intenzionalità e per comprenderla nelle azioni altrui.
Il paradigma dello still-face
I gesti referenziali ma soprattutto quelli deittici, ci dicono che il bambino sta attribuendo al suo partner sociale degli stati sociali.
Sono state ottenute delle evidenze tramite l’applicazione in ambito di ricerca del paradigma still-face (volto immobile): nell’interazione con il bambino. Il caregiver alterna momenti di gioco faccia-a-faccia a momenti in cui rimane immobile. La procedura è stata ideata da Tronick, e prevede che, nel corso di un’interazione svolta in laboratorio, si alternino 3 fasi di pochi minuti ciascuna, in cui la madre:
- interagisce con il figlio come fa abitualmente;
- sospende ogni interazione con il bambino, mantenendo un’espressione del volto immobile e inespressiva;
- ricomincia l’interazione, assumendo nuovamente l’espressione del volto della fase 1.
Lo scopo del paradigma è di esporre il bambino a una situazione in cui le sue aspettative di interazione sociale positiva sono vanificate, in modo da valutare le sue reazioni.
Alla presenza della mamma che non interagisce con lui come fa normalmente, come si comporterà il bambino? Sono possibili due approcci che il piccolo usa per attirare l’attenzione della madre:
- comportamenti emotivamente positivi: ad esempio sorridere, tendere le mani verso la madre, etc.
- comportamenti negativi: ad esempio piangere, strillare, etc.).
Dai 2-3 mesi, i bambini mostrano ritiro, emozioni negative e comportamenti diretti verso sé stessi (toccarsi le mani, i capelli) quando i loro caregiver sono immobili e non responsivi. Non tutti i bambini mostrano le stesse reazioni all’esperimento dello still-face, e il loro modo di rispondere al volto immobile sembra essere collegato al tipo di relazione che hanno con il caregiver. Le ricerche dimostrano che bambini con maggiore affettività positiva e minore affettività negativa mostrate allo still-face è più probabile che abbiano un attaccamento sicuro a un anno d’età.
Le interazioni sociali
Un notevole incremento di interazioni avviene nella seconda metà del secondo anno di vita.
Con l’acquisizione delle capacità di locomozione, il bambino è più indipendente nell’esplorazione dell’ambiente e nei suoi scambi sociali con i pari, che quindi diventano più frequenti tra i 18-24 mesi: abbiamo un incremento del gioco imitativo e reciproco, l’imitazione di azioni quali saltare e correre.
Verso i 24 mesi si osservano comportamenti di attiva cooperazione con i pari al fine di raggiungere uno scopo comune. Bambini che frequentano nidi e altri centri per l’infanzia esterni alla famiglia spendono più tempo in giochi sociali con altri bambini.
Social referencing (riferimento sociale)
Abilità di “leggere” le emozioni altrui. Importante conquista socio-cognitiva dell’infanzia. Si tratta della possibilità di decodificare e interpretare i segnali emotivi dei partner sociali, al fine di decidere come agire in specifiche situazioni.
Lo sviluppo del social referencing aiuta i bambini a interpretare situazioni ambigue, ad esempio se un estraneo che incontrano sia o meno una persona da temere.
Dai 12 mesi in poi, i bambini tendono a verificare l’espressione emotiva del caregiver prima di agire: è sereno/a? È arrabbiato/a? Ha paura? L’espressione del genitore li influenza nelle attività di esplorazione dell’ambiente. Per riuscire a utilizzare la reazione emotiva di un’altra persona come “bussola” per decidere come comportarsi in una situazione non familiare, occorre che il bambino sappia:
- Discriminare tra le diverse espressioni facciali;
- Assegnare a ciascuna espressione il proprio significato in termini di esperienza emotiva;
Attuare il comportamento congruente con l’emozione espressa