Immagina un neonato che stringe il dito della mamma con la sua piccola mano. Oppure un bambino di pochi mesi che, per caso, scopre che muovendo il braccio fa suonare un sonaglio e, affascinato, ripete il gesto più volte. Sono scene quotidiane, semplici ma incredibilmente significative: rappresentano le prime forme di apprendimento.
Il mondo attraverso gli occhi di un bambino
Secondo Jean Piaget, i primi due anni di vita sono fondamentali per la costruzione della conoscenza, e proprio in questo periodo si sviluppano le basi del pensiero. Questa fase prende il nome di stadio sensomotorio, perché il bambino impara attraverso i sensi (vista, udito, tatto, gusto, olfatto) e il movimento. In questa fase, il pensiero è ancora lontano dall’essere astratto: il bambino conosce il mondo solo attraverso l’azione diretta e l’esperienza immediata.
Dalla nascita alla scoperta: le sei tappe del viaggio cognitivo
Piaget ha suddiviso lo stadio sensomotorio in sei fasi, ognuna delle quali rappresenta un piccolo, ma essenziale, passo avanti nel modo in cui il bambino interagisce con il mondo.
1. I riflessi innati (0-1 mese): il mondo istintivo
Nei primi giorni di vita, il bambino si affida completamente ai suoi riflessi. Quando qualcosa tocca la sua bocca, inizia a succhiare automaticamente; se sente un rumore improvviso, spalanca braccia e gambe in segno di sorpresa (riflesso di Moro). In questa fase, il neonato non ha ancora il controllo delle sue azioni: reagisce istintivamente a ciò che lo circonda.
2. Le reazioni circolari primarie (1-4 mesi): scoprire il proprio corpo
Dopo qualche settimana, il bambino inizia a ripetere azioni che gli procurano piacere, anche se non hanno un effetto diretto sul mondo esterno. Ad esempio, può capitare che, muovendo casualmente la mano, questa finisca vicino alla bocca: la sensazione è piacevole, così il bambino ripete il gesto. In questo periodo, il corpo diventa il primo “giocattolo” da esplorare.
3. Le reazioni circolari secondarie (4-8 mesi): interagire con il mondo
Superato il primo trimestre di vita, il bambino non si limita più a scoprire se stesso, ma comincia a rendersi conto che le sue azioni possono avere un effetto sull’ambiente. Se per caso colpisce un sonaglio e sente un suono, potrebbe ripetere il movimento più volte, curioso di vedere (e ascoltare) cosa succede. In questa fase, il mondo diventa più interessante, perché il bambino capisce che può influenzarlo.
4. La coordinazione di schemi secondari (8-12 mesi): nasce l’intenzionalità
Intorno agli otto mesi, il bambino diventa più abile e coordinato nei suoi movimenti. Ora non si affida più solo al caso, ma inizia a pianificare le sue azioni per raggiungere un obiettivo. Ad esempio, se un giocattolo è coperto da una coperta, proverà a sollevarla per recuperarlo. Questa è una scoperta fondamentale: significa che il bambino sta sviluppando un pensiero più complesso e inizia a risolvere problemi semplici.
5. Le reazioni circolari terziarie (12-18 mesi): piccoli scienziati in azione
Se prima il bambino ripeteva azioni per il piacere di vedere cosa succedeva, ora inizia a sperimentare in modo intenzionale. È il momento in cui butta gli oggetti a terra più e più volte, osservando con attenzione la reazione dell’adulto o il rumore prodotto. Potrebbe anche provare a infilare un oggetto in un contenitore in modi diversi, cercando di capire quale sia il più efficace. Questa fase è caratterizzata da curiosità e creatività, proprio come accade agli scienziati che testano ipotesi per scoprire qualcosa di nuovo.
6. La comparsa della rappresentazione mentale (18-24 mesi): il pensiero prende forma
Verso i due anni, il bambino non ha più bisogno di provare fisicamente un’azione per sapere cosa accadrà. Ora può immaginare il risultato nella sua mente prima di agire. Questo è un enorme passo avanti: significa che il bambino ha sviluppato la capacità di pensare prima di fare.
Un esempio tipico è il gioco simbolico: se fino a quel momento aveva bisogno di un vero cucchiaio per fingere di mangiare, ora può usare qualsiasi oggetto immaginandolo come un cucchiaio. Questa è la base del pensiero astratto, che verrà affinato negli anni successivi.
La scoperta della permanenza dell’oggetto: un mondo che continua ad esistere
Uno degli aspetti più importanti che il bambino impara in questo periodo è la permanenza dell’oggetto: la consapevolezza che un oggetto esiste anche se non lo vede.
Nei primi mesi di vita, se nascondi un giocattolo sotto una coperta, il bambino non lo cercherà: per lui è come se fosse scomparso nel nulla. Ma intorno agli 8-12 mesi, qualcosa cambia: il bambino inizia a sollevare la coperta per cercarlo. Questo dimostra che ha capito che l’oggetto continua a esistere, anche quando non è più sotto i suoi occhi.
La permanenza dell’oggetto è una conquista fondamentale, perché è il primo segnale che il bambino sta sviluppando una forma primitiva di pensiero indipendente dalla percezione diretta.
Come favorire lo sviluppo del bambino nello stadio sensomotorio?
Il modo migliore per aiutare un bambino in questa fase è offrirgli opportunità di esplorazione. Alcuni suggerimenti pratici includono:
- giochi sensoriali: materiali con diverse texture, suoni e colori stimolano i sensi e arricchiscono l’esperienza del bambino;
- oggetti di causa-effetto: giochi che si attivano premendo un pulsante aiutano il bambino a comprendere il rapporto tra azione e conseguenza;
- il gioco del “cucù”: nascondere e far ricomparire il volto aiuta il bambino a sviluppare la permanenza dell’oggetto in modo divertente;
- libertà di movimento: lasciare che il bambino esplori l’ambiente in sicurezza, gattonando o camminando, gli permette di fare esperienze fondamentali per il suo sviluppo.
Conclusione: un mondo da toccare e scoprire
Lo stadio sensomotorio è un periodo incredibilmente ricco di scoperte, in cui il bambino passa dall’essere un osservatore passivo a un piccolo esploratore curioso. Ogni gesto, ogni movimento, ogni tentativo fallito e ripetuto è una tappa fondamentale nel suo viaggio verso la comprensione del mondo.
E la cosa più bella? Tutto questo avviene in modo naturale, attraverso il gioco, la curiosità e l’istinto di scoprire ciò che lo circonda. È proprio in questo periodo che si gettano le basi del pensiero e dell’apprendimento, ponendo le fondamenta per le fasi successive dello sviluppo.