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FATTORI BIOLOGICI E AMBIENTALI NELLO SVILUPPO LINGUISTICO

Di Federica

Cosa rende possibile lo sviluppo del linguaggio negli esseri umani? Si tratta del prodotto di fattori biologici? Oppure l’apprendimento della lingua avviene attraverso le esperienze ed è da queste influenzato?

Fattori biologici

Alcuni studiosi considerano le notevoli affinità nelle modalità di acquisizione del linguaggio dei bambini di tutto il mondo, a fronte delle rilevanti differenze di input linguistici ricevuti, come prova evidente che il linguaggio ha delle basi biologiche. Che ruolo ha la biologia nell’acquisizione del linguaggio?

Studi condotti su persone soggette a danni cerebrali hanno rivelato che due principali aree cerebrali, se danneggiate, possono compromettere seriamente il linguaggio. Si tratta dell’area di Broca e dell’area di Wernike.

Area di Broca: zona del lobo frontale sinistro che controlla il movimento muscolare coinvolto nell’articolazione delle parole e nei processi grammaticali. Danni in quest’area possono risultare in difficoltà nella pronuncia corretta delle parole.

Area di Wernike: zona del lobo temporale sinistro attiva durante la comprensione del linguaggio.

Danni in quest’area sono associati ad incapacità di comprensione delle parole: esse vengono udite, ma il loro significato non viene compreso. Inoltre, queste persone possono produrre un linguaggio scorrevole, ma incomprensibile

Afasia: perdita o deterioramento delle abilità linguistiche dovute a danno cerebrale nell’area di Broca e/o di Wernike.

Uno degli autori che maggiormente può essere inquadrato in questo tipo di prospettiva, cioè quella che esalta l’importanza dei fattori biologici è il linguista  Noam Chomsky (1957). Egli sosteneva che gli esseri umani sono biologicamente predisposti all’apprendimento del linguaggio in un determinato periodo della loro vita e secondo determinate modalità. I bambini vengono al mondo dotati del dispositivo di acquisizione del linguaggio (LAD), ossia un dispositivo innato, una dotazione biologica tipicamente umana, che permette al bambino di acquisire le caratteristiche e le regole del linguaggio, incluse la fonologia, la sintassi e la semantica.

Il LAD presiede allo sviluppo del linguaggio. È un dispositivo dominio-specifico, nel senso che agisce in modo autonomo e indipendente dallo sviluppo delle altre capacità di natura cognitiva. I bambini, quindi, sarebbero già predisposti per natura a distinguere i suoni del linguaggio, a individuare e seguire regole come quella per la formazione dei plurali o per la formulazione delle domande.

Nel suo funzionamento, il LAD si basa sui principi contenuti in quella che Chomsky chiama la grammatica universale (GU): insieme di conoscenze innate circa i principi che regolano il funzionamento di tutte le lingue.

Non è innata la conoscenza della lingua, ma la predisposizione ad apprendere qualsiasi lingua a partire dall’applicazione delle conoscenze innate contenute nella GU. La GU è un sistema di princìpi e parametri:

  • Princìpi: esprimono le proprietà universali, quindi comuni a ogni lingua e rappresentano quanto c’è di invariante tra le lingue (ad esempio il fatto che in tutte le lingue ogni frase ha un soggetto, visibile o meno);
  • Parametri: sono le scelte che la GU “lascia aperte” e che vengono fissate in base alla lingua alla quale ognuno di noi è esposto durante la propria infanzia (ad esempio il fatto che in italiano il complemento segue il verbo “mangio la mela”) mentre in giapponese o in turco, ad esempio il complemento precede il verbo.

Fattori ambientali

Le esperienze del bambino, la specifica lingua che dovrà imparare e il contesto in cui avviene l’apprendimento possono influenzare fortemente l’acquisizione della competenza linguistica. Dal momento in cui vengono al mondo (forse anche prima) i bambini sono immersi nel linguaggio.

I casi dei cosiddetti “ragazzi selvaggi” testimoniano il fatto che bambini vissuti in isolamento sociale per anni non imparano a comunicare in modo efficace. Il sostegno e il coinvolgimento dei caregiver e degli insegnanti favoriscono notevolmente l’apprendimento linguistico nei bambini.

Risultati delle ricerche:

– La quantità di conversazione offerta dai genitori ai loro figli è proporzionale alla crescita del vocabolario dei bambini;

– Ruolo dell’attenzione condivisa: i genitori devono orientare lo sguardo dei figli sugli oggetti, mentre ne pronunciano il nome.

Attenzione condivisa e comunicazione gestuale (ad esempio pointing) sono modi interattivi attraverso i quali il contesto educativo può guidare l’apprendimento e lo sviluppo del linguaggio.

Oltre il baby talk, esistono altre strategie per ottimizzare l’acquisizione del linguaggio nel bambino. Esse sono usate in modo del tutto naturale dai genitori:

Rimodellamento → consiste nella riformulazione di ciò che è stato detto dal bambino, ma capovolgendolo ad esempio in una domanda. Se il bambino dice “Il cane stava abbaiando”, l’adulto può ribattere con una domanda del tipo “Quando stava abbaiando il cane?”. L’uso efficace del rimodellamento consiste nel lasciare che il bambino esprima un interesse e poi operare delle elaborazioni a partire da quell’interesse

Espansione → consiste nel riaffermare, in una forma linguisticamente raffinata, ciò che il bambino dice. Ad esempio, se quest’ultimo dice “Cagnolino mangia”, il genitore può rispondere “Sì, il cagnolino sta mangiando”

Denominazione → consiste nell’individuare i nomi degli oggetti. Gli adulti incoraggiano continuamente i bambini a dire i nomi delle cose, soprattutto di quelle per loro nuove. Lo sviluppo del vocabolario del bambino è dovuto in larga parte alla pressione che i caregiver esercitano perché il piccolo individui e impari i nomi associati a quanti più oggetti possibile.

Bambini con genitori che li espongono a una situazione ambientale ricca di parole sono avvantaggiati nel loro sviluppo linguistico.

Allo stesso modo, genitori che prestano attenzione a ciò che i loro bambini cercano di esprimere, incoraggiano la loro espressione, leggono loro delle storie e denominano gli oggetti che li circondano, creano grandi benefici allo sviluppo linguistico dei figli.

Particolarmente utile è la lettura di libri di figure, in cui genitori e figli interagiscono verbalmente a partire dall’osservazione di un libro composto di sole figure. Tale attività si svolge secondo una sequenza abbastanza ripetitiva, costituita da 4 fasi:

  • Condivisione dell’attenzione (Guarda!);
  • Richiesta di riconoscimento (Cos’è questo?);
  • Attesa della risposta e conferma (Bravo, è un …No, non è quello);
  • Variazioni sul tema rispetto alla storia raccontata.

Mentre il genitore “legge” le immagini al bambino, magari inserendole in una storia, lo stimola anche a riconoscere i nomi degli oggetti, a ripeterli, utilizzando il libro per porre domande e dare risposte.

Per poter prendere parte all’attività di lettura di figure, il bambino deve aver sviluppato:

  • la capacità di presa di turno: deve sapersi inserire in maniera tempestiva e appropriata nelle pause del suo interlocutore;
  • la capacità di condivisione dell’attenzione;
  • la conoscenza relativa agli oggetti/animali/persone raffigurati nel libro.

L’adulto tende a modulare le informazioni fornite sulla competenza presunta del bambino, facendo usi diversi di spiegazioni e definizioni.

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