Dopo aver trascorso i primi due anni di vita esplorando il mondo attraverso i sensi e il movimento, il bambino entra in una nuova fase del suo sviluppo cognitivo: lo stadio preoperatorio, che secondo Jean Piaget si estende dai 2 ai 7 anni. Questo periodo è caratterizzato da enormi progressi nel linguaggio, nell’immaginazione e nel pensiero simbolico, ma anche da alcune limitazioni nel ragionamento logico.
Se hai mai parlato con un bambino piccolo, probabilmente avrai notato quanto il suo modo di pensare sia fantasioso e egocentrico. Un bambino in questa fase può credere che la luna lo segua mentre cammina o che un giocattolo sia “triste” se viene lasciato solo. Queste credenze non derivano da un errore, ma da un modo diverso di interpretare la realtà: un mondo dove tutto ha un’anima, la logica è ancora immatura e la fantasia regna sovrana.
Vediamo nel dettaglio le caratteristiche di questa affascinante fase dello sviluppo cognitivo.
Le caratteristiche dello stadio preoperatorio
Durante questi anni, il bambino compie importanti passi avanti nella sua capacità di rappresentare mentalmente la realtà. Tuttavia, il suo pensiero è ancora intuitivo e non segue le regole della logica adulta.
1. Il pensiero simbolico: quando tutto può diventare qualcos’altro
La caratteristica più importante dello stadio preoperatorio è lo sviluppo del pensiero simbolico, ovvero la capacità di rappresentare mentalmente oggetti, persone e situazioni anche in loro assenza.
Se prima il bambino doveva toccare e vedere un oggetto per interagire con esso, ora può evocarlo nella sua mente. Questo spiega perché il gioco simbolico diventa così centrale: una semplice scatola può trasformarsi in una nave pirata, un bastoncino in una spada e una bambola può prendere vita in una storia inventata.
Attraverso il gioco, il bambino esercita la sua capacità di astrazione, ponendo le basi per lo sviluppo del pensiero logico negli anni successivi.
2. L’egocentrismo: il mondo ruota attorno a me
Un’altra caratteristica fondamentale di questa fase è l’egocentrismo, che non va inteso come egoismo, ma come la difficoltà di vedere le cose da un punto di vista diverso dal proprio.
Un classico esperimento di Piaget per dimostrare l’egocentrismo preoperatorio è il “compito delle tre montagne”. Al bambino viene mostrato un modellino con tre montagne di diverse dimensioni e gli viene chiesto di descrivere ciò che vede. Poi gli viene chiesto cosa potrebbe vedere una bambola posizionata dall’altro lato del modellino. I bambini piccoli, invece di mettersi nei panni della bambola, descrivono ciò che vedono loro stessi, dimostrando di non riuscire ancora a immaginare una prospettiva diversa dalla propria.
Questa difficoltà a prendere il punto di vista degli altri si riflette anche nelle interazioni sociali: un bambino potrebbe coprirsi gli occhi per “nascondersi”, pensando che se lui non vede gli altri, allora nemmeno loro possano vederlo!
3. L’animismo: oggetti con un’anima
Nel mondo di un bambino preoperatorio, tutto è vivo. Il sole “va a dormire”, il vento è “arrabbiato” e i giocattoli provano emozioni. Questa tendenza a dare vita e intenzioni agli oggetti inanimati è chiamata animismo.
L’animismo è strettamente legato alla difficoltà di distinguere tra ciò che è vivo e ciò che non lo è. Se chiedi a un bambino di 3 anni se una nuvola è viva, potrebbe risponderti di sì, perché si muove nel cielo. Solo crescendo imparerà che il movimento non è sempre indice di vita.
4. Il finalismo: tutto ha un motivo
Un altro aspetto del pensiero preoperatorio è il finalismo, ovvero la tendenza a credere che ogni cosa abbia uno scopo preciso.
Ad esempio, un bambino potrebbe pensare che il sole esista “per scaldare le persone” o che gli alberi crescano “per fare ombra”. Questa visione teleologica del mondo lo aiuta a dare senso alla realtà, anche se in modo ingenuo e intuitivo.
5. Il pensiero intuitivo e la mancanza di conservazione
Durante questa fase, il bambino prende decisioni basandosi su ciò che appare più evidente, piuttosto che su una logica strutturata. Questo è particolarmente evidente nel concetto di conservazione, che Piaget testò con il famoso esperimento dei bicchieri d’acqua.
Se versi la stessa quantità d’acqua in due bicchieri identici, il bambino riconosce che i livelli sono uguali. Ma se versi l’acqua in un bicchiere più stretto e alto, penserà che ce ne sia di più, perché si basa sull’altezza del liquido e non sulla quantità reale.
Questa difficoltà deriva dal fatto che il bambino si concentra su un solo aspetto del problema alla volta (in questo caso, l’altezza dell’acqua), ignorando gli altri fattori rilevanti.
Solo verso i 6-7 anni imparerà che la quantità resta invariata, indipendentemente dalla forma del contenitore.
Come aiutare un bambino in questa fase?
Lo stadio preoperatorio è un periodo straordinario in cui il bambino esplora il mondo con curiosità e fantasia. Ci sono molte attività che possono supportare il suo sviluppo:
- Gioco simbolico: lasciare che il bambino giochi con travestimenti, costruzioni e bambole aiuta a sviluppare la sua creatività e la capacità di rappresentazione mentale.
- Raccontare storie: leggere fiabe e racconti favorisce lo sviluppo del linguaggio e la capacità di immaginare scenari alternativi.
- Esperimenti con i materiali: giocare con l’acqua, la sabbia o la plastilina aiuta il bambino a sperimentare concetti come la forma e il volume.
- Favorire il confronto con gli altri: per superare l’egocentrismo, è utile incoraggiare il bambino a esprimere le proprie emozioni e ascoltare quelle degli altri.
Conclusione: un mondo di fantasia e scoperte
Lo stadio preoperatorio è una fase di incredibile crescita intellettuale e creativa. Il bambino impara a usare simboli, parole e immagini per rappresentare il mondo, anche se il suo pensiero è ancora dominato dall’intuizione e dalla fantasia.
È un’età in cui il confine tra realtà e immaginazione è ancora sfumato, in cui i giocattoli hanno un’anima e le nuvole si muovono con uno scopo preciso. È anche il periodo in cui i bambini iniziano a comprendere le relazioni sociali, anche se faticano ancora a vedere le cose dal punto di vista degli altri.
Accompagnare un bambino in questa fase significa entrare nel suo mondo, rispettando il suo modo di pensare e lasciandolo esplorare liberamente attraverso il gioco, le storie e l’esperienza diretta.