Giovanni Gentile (1875-1944) è stato un filosofo, politico e pedagogista italiano di grande rilevanza, noto soprattutto per la sua formulazione del “pensiero attualista” e per il suo contributo alla riforma dell’educazione in Italia. Il pensiero pedagogico di Gentile è strettamente legato alla sua filosofia idealista, che ebbe una grande influenza sull’istruzione italiana durante il regime fascista. Il suo approccio all’educazione è stato centrale nella Riforma Gentile del 1923, considerata una delle riforme più importanti del sistema educativo italiano del XX secolo.
La filosofia attualista e l’educazione
Alla base del pensiero pedagogico di Giovanni Gentile c’è la sua concezione idealista e attualista della realtà. Secondo Gentile, la realtà è il risultato del pensiero in atto: non esiste una realtà oggettiva indipendente dal pensiero umano, ma solo una realtà che si attualizza continuamente attraverso il pensare. Questa filosofia dell’atto puro implica che ogni aspetto della vita, compresa l’educazione, è un atto creativo che si realizza nel presente.
Nell’ambito educativo, ciò significa che per Gentile l’educazione non è la semplice trasmissione di conoscenze oggettive o di fatti preconfezionati da un insegnante a uno studente, ma un processo dinamico in cui lo studente partecipa attivamente. Il sapere non è un insieme di nozioni da acquisire, ma un atto creativo e personale che lo studente compie ogni volta che entra in relazione con la realtà. In altre parole, l’educazione è un processo di autoformazione, in cui l’allievo prende parte attiva e cosciente alla costruzione della propria conoscenza.
Centralità dell’insegnante e dell’educazione umanistica
Per Gentile, l’insegnante ha un ruolo fondamentale, non come semplice mediatore di nozioni, ma come guida spirituale e intellettuale. L’educazione è vista come un processo dialettico tra docente e studente, in cui il maestro deve stimolare la riflessione, favorire il pensiero critico e creare le condizioni affinché lo studente possa diventare protagonista del proprio percorso di apprendimento. Tuttavia, questo processo avviene in modo fortemente guidato: l’insegnante è una figura di riferimento autoritaria, poiché rappresenta un modello da seguire e una guida per la formazione spirituale dell’allievo.
Gentile pone una grande enfasi sull’educazione umanistica, ritenendo che lo studio delle discipline classiche e umanistiche – come la filosofia, la storia e la letteratura – fosse il mezzo migliore per coltivare lo spirito umano. L’educazione scientifica e tecnica, seppur importante, secondo Gentile doveva essere subordinata alla formazione umanistica, che egli considerava essenziale per lo sviluppo integrale della persona. L’educazione, dunque, non era vista da Gentile come una preparazione per il lavoro o per la vita pratica, ma come un mezzo per formare l’individuo nella sua interezza morale e intellettuale.
Riforma Gentile del 1923
La Riforma Gentile del 1923, introdotta durante il governo di Benito Mussolini, è stata una delle più importanti e controverse riforme del sistema scolastico italiano. Essa riflette pienamente il pensiero pedagogico di Giovanni Gentile e ne applica i principi all’organizzazione dell’istruzione pubblica.
I punti principali della riforma includono:
- Centralità del liceo classico: Gentile riteneva che il liceo classico, con la sua forte enfasi sulle discipline umanistiche e sulla filosofia, fosse il culmine del sistema educativo, destinato a formare la futura classe dirigente del paese.
- Rigida selezione degli studenti: Il sistema introdotto da Gentile era fortemente selettivo, con una chiara distinzione tra il percorso di studi destinato all’élite intellettuale (il liceo classico) e quello per coloro destinati a professioni più pratiche (gli istituti tecnici e professionali). Solo una minoranza di studenti, dunque, avrebbe potuto accedere all’istruzione superiore, riservata a chi dimostrava attitudini intellettuali elevate.
- Ruolo centrale dell’insegnante: L’insegnante, nella visione gentiliana, doveva essere un maestro di vita e un modello culturale, non solo un trasmettitore di informazioni. La figura del docente era quindi fortemente valorizzata nella riforma, insieme all’autorevolezza della scuola come istituzione.
La riforma di Gentile ha dato una forte impronta elitista al sistema scolastico italiano, riservando l’accesso alla cultura e alla formazione più alta a un numero ristretto di persone. Le discipline scientifiche e tecniche furono considerate meno importanti rispetto a quelle umanistiche, riducendo l’offerta formativa per coloro che non potevano o non volevano seguire il percorso classico. Questo ha generato molte critiche, soprattutto per il carattere classista della riforma, che limitava l’ascesa sociale attraverso l’educazione.
Educazione come atto spirituale
Un altro concetto centrale del pensiero pedagogico di Gentile è la visione dell’educazione come atto spirituale. Per Gentile, l’educazione non riguarda solo la trasmissione di conoscenze, ma coinvolge la formazione morale e spirituale dell’individuo. Egli riteneva che l’educazione fosse un processo volto a sviluppare l’interiorità dello studente, stimolando il suo pensiero critico, la sua capacità di giudizio e la sua autonomia spirituale.
Questo si collega alla convinzione gentiliana che l’educazione dovesse mirare alla formazione del “sé” in quanto soggetto attivo e creativo del pensiero. In questa visione, l’educazione non è qualcosa di esterno che viene imposto dall’alto, ma è un processo interiore che lo studente realizza in prima persona. Tuttavia, questo non significa che l’educazione debba essere spontanea o priva di guida: per Gentile, la disciplina e l’autorità del docente erano essenziali per condurre lo studente alla vera autoformazione.
Critiche al pensiero pedagogico di Gentile
Il pensiero pedagogico di Giovanni Gentile è stato oggetto di molte critiche, specialmente per il suo carattere elitario e autoritario. Il sistema educativo da lui concepito, con la sua enfasi sulle discipline umanistiche e la selettività, è stato accusato di essere poco inclusivo e di privilegiare una visione della cultura riservata a pochi. Inoltre, il suo ruolo di ideologo del regime fascista ha portato molti a vedere nella sua pedagogia un tentativo di controllare e formare le nuove generazioni secondo i valori del regime.
La sua visione fortemente idealista è stata criticata anche per aver trascurato le esigenze della modernità e della società industriale, che richiedeva una maggiore attenzione all’istruzione tecnica e scientifica. Tuttavia, è innegabile che Gentile abbia esercitato un’influenza duratura sul sistema scolastico italiano, e il dibattito sulle sue idee pedagogiche continua a essere rilevante ancora oggi.
Conclusione
Giovanni Gentile, con la sua filosofia attualista e la sua riforma scolastica, ha lasciato un segno profondo nel panorama educativo italiano. La sua concezione dell’educazione come un processo di autoformazione spirituale e il ruolo centrale che attribuiva al docente e all’educazione umanistica sono stati innovativi, anche se fortemente controversi. La sua eredità, pur criticata per il suo elitismo, ha stimolato una riflessione profonda sul ruolo dell’educazione nella formazione degli individui e sulla relazione tra pensiero e realtà.